Comportamento bullizzante

I tratti più evidenti del comportamento tipico del bullo e alcune strategie di intervento

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Comportamento bullizzante e strategie di intervento

Pur non esistendo una definizione univoca del fenomeno del bullismo, ci sono alcune caratteristiche ricorrenti che ci aiutano a circoscriverne i comportamenti.

Potremmo pensare a quei comportamenti tipicamente aggressivi che consistono in atti di intimidazione, sopraffazione ed oppressione fisica o psicologica commessi da un soggetto forte – o che si ritiene forte nel contesto in cui agisce – nei confronti di un altro soggetto debole – o che appare debole.

In particolare, visto che il bullismo si manifesta nei comportamenti dell’adolescente, l’ambiente prediletto è quello scolastico. Nei confronti della sua vittima, il bullo tiene atteggiamenti prevaricatori e prepotenti che mirano ad offendere o deridere l’altro per isolarlo, allontanandolo così dagli amici ed escludendolo dal gruppo.

Caratteristiche del comportamento bullizzante

Le azioni del bullo, anche se difficilmente catalogabili, sono caratterizzate da una serie di comportamenti tipici.

Anzitutto il comportamento bullizzante trova il suo habitat naturale nel medesimo contesto della sua vittima: ad esempio tra i compagni di classe o i compagni di squadra o di allenamento; ma non è raro che si verifichi anche tra compagni di viaggio nel tragitto casa scuola, in parrocchia o al centro commerciale.

Conseguenza di questo contesto è l’inevitabile vicinanza di età, con alcune piccole eccezioni, come nel caso del compagno di classe di un anno inferiore o il compagno di classe ripetente che frequenta compagni di classe più giovani di lui.

In un contesto che apparentemente è identico, c’è una disparità tra i due ragazzi: uno è il bullo e l’altro la sua vittima.

L’azione del bullo è intenzionale, anche premeditata.

Il comportamento del bullo nei confronti della sua vittima si ripete nel tempo, e ha come fine quello di portarla all’emarginazione e all’isolamento, così da trovarsi senza strumenti per reagire e costretta a cedere.

La particolarità del fenomeno del bullismo, infine, è data dal fatto che viene considerato nel suo complesso. Si osservano i comportamenti del bullo, della sua vittima, ma anche degli spettatori, cioè degli altri presenti alle scene che, pur vedendo, non intervengono ed agevolano così l’emarginazione della vittima (che non ha più al suo fianco gli amici di sempre) ed il bullo, che riesce nel suo intento di isolare la vittima.

Strategie di intervento tempestivo

Anche nel caso del bullismo, come in molti aspetti della vita dei nostri ragazzi, un intervento tempestivo potrebbe agevolare gli esiti positivi e ridurre le conseguenze negative. In particolare, gli episodi di bullismo possono prestarsi ad interventi a vari livelli e da parte di vari soggetti.

Senza dubbio un ruolo centrale è svolto dalla scuola.

Insegnanti ed assistenti che monitorano quotidianamente classi di ragazzi sono i primi che si accorgono dei mutamenti in atto tra i propri studenti. La scuola può avere un ruolo attivo e allertare le famiglie quando ritiene sia il caso, segnalare eventi particolari al dirigente e, per episodi particolarmente gravi, fare segnalazioni anche alle forze dell’ordine.

Allo stesso modo un consiglio può arrivare dagli educatori (allenatori, catechisti, ecc.), che per il ruolo che svolgono e per l’età che hanno, spesso sono sentiti dai ragazzi come più vicini, più affini a loro, e non di rado raccolgono sfoghi e confidenze.

Da ultima, ma prima per importanza, svolge un ruolo centrale la famiglia. Potrebbe infatti accorgersi per prima di disagi psicologici; ciò vale tanto per il bullo quanto per la vittima. Ciascun genitore sa interpretare lo stato d’animo dei figli, ne conosce gli amici ed il gruppo, a volte anche i primi amori. La famiglia non sottovaluti i segnali che i propri figli mandano. C’è sempre la possibilità di rimediare a comportamenti negativi. E non è mai troppo tardi per aiutarli a diventare adulti migliori. Allo stesso modo, un periodo buio dei nostri ragazzi, con l’aiuto di scuola e famiglia, può non lasciare segni indelebili e portare a rifiorire.

Come agire, in concreto

Le parole chiave, quando si pensa di trovarsi in un episodio di bullismo, sono presenza e collaborazione.
Anche se sarebbe perfettamente naturale, è poco saggio adottare atteggiamenti di chiusa difesa o di totale mancanza di dialogo.

Ad esempio, se si viene contattati dalle forze dell’ordine: presentarsi all’invito, cercare di capire di cosa si tratta, così da poter avere un quadro della situazione. Se si riceve un invito scritto o una comunicazione formale (sia essa una raccomandata, o una notifica con busta verde), presenziare all’incontro.

Il mio consiglio, senza dubbio, è quello di essere aperti, disponibili e collaborativi soprattutto con il proprio difensore: o meglio, con il difensore che come famiglia avete scelto per voi. Sarà lui a rispondere ad ogni vostro dubbio e a suggerirvi la direzione, sia essa di intervenire attivamente o di attendere il primo passo delle autorità.

Avvocato Daria Bissoli, Partner Agoràpro, Diritto penale - Minori, Famiglie, Persone - Foro di Treviso
Avvocato Daria Bissoli,
Diritto penale
Minori, Famiglie, Persone

Questo articolo fa parte del Family Focus “E se fosse mio figlio, il bullo?”. Se desideri ricevere l’intero Family Focus clicca su questo link e tra le preferenze segna “Famiglia”. Riceverai direttamente in mail la “mini-guida”.

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