La fiducia reciproca nel rapporto con l’avvocato

La caratteristica principale che deve avere questa fiducia è la reciprocità. Non solo, dunque, il cliente deve poter aver fiducia nel proprio avvocato, ma anche viceversa.

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A confessore, medico e avvocato non tener il ver celato.”

Come tanti altri proverbi, anche questo racchiude in sé una piccola perla di saggezza.  La mia rubrica ovviamente non si occupa né del medico né del confessore, anche se è evidente che queste due figure hanno in comune, con quella dell’avvocato, l’importanza del ruolo di supporto ed assistenza fornito a chi invoca il loro aiuto e spesso mette nelle loro mani le sorti di ciò che ha più a cuore.

Qual è, dunque, l’elemento essenziale del rapporto avvocato – cliente?

Il Codice Deontologico Forense, all’art.11, secondo comma, stabilisce che “Il rapporto con il cliente e con la parte assistita è fondato sulla fiducia”.

La caratteristica principale che deve avere questa fiducia è la reciprocità.

Non solo, dunque, il cliente deve poter aver fiducia nel proprio avvocato, ma anche viceversa.

La fiducia del cliente si fonda sulla certezza che il professionista sia competente e lo informi su ogni aspetto dell’incarico che assume, sia che si tratti di una consulenza preventiva volta ad individuare i mezzi migliori per raggiungere i propri obiettivi, sia che si debba intraprendere una trattativa stragiudiziale, sia infine che si debba scegliere quale strategia difensiva intraprendere.

Anche l’avvocato, però, deve avere fiducia nel proprio assistito: quest’ultimo deve, per tornare al proverbio, raccontare all’avvocato ogni fatto potenzialmente rilevante ai fini dello svolgimento dell’incarico, senza tacere nessun aspetto, al fine di permettere al professionista di poter esercitare il proprio mandato nel modo migliore possibile.

L’avvocato, infatti, non ha bisogno che il cliente “edulcori” i fatti, né che questi gli vengano presentati in una prospettiva tale da convincerlo delle ragioni del cliente medesimo.  Le conseguenze disastrose di questa abitudine purtroppo ancora diffusa sono evidenti: la presenza di elementi di cui l’avvocato è stato tenuto all’oscuro (presenza che, di solito, viene sempre a galla) crea inevitabilmente grandissimi problemi di efficacia della strategia legale.

L’avvocato, dunque, deve potersi fidare dei propri clienti, per svolgere nel modo migliore il proprio incarico. Altrimenti, in mancanza di fiducia nei confronti del cliente, meglio non accettarlo, l’incarico.

Non è un caso che proprio il comma precedente a quello che sancisce la necessità della fiducia così reciti: “L’avvocato è libero di accettare l’incarico”.

Mi sento dunque spassionatamente di ripetere qui ciò che sempre dico alle persone che devono decidere se conferire o meno l’incarico e che vedo titubanti per ragioni che potrebbero minare sin dall’inizio la necessaria fiducia: informatevi anche presso altri avvocati, approfondite, e scegliete senza timori l’avvocato in cui vi sembra di poter più riporre la vostra fiducia.

Adottate le stesse attenzioni che adottereste nello scegliere un confessore o un medico!

Avvocato Maria Novella Galizia Diritto di Famiglia, delle persone e delle successioni
Avv.
Maria Novella Galizia
Diritto di Famiglia, delle Persone e delle Successioni
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05/04/22 – Avv. Daria Bissoli
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