La Messa alla prova

La Messa alla prova cerca di ri-educare il minore e allo stesso tempo cerca di tenerlo lontano dal sistema giudiziario.

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“Nel mezzo delle difficoltà, nascono le opportunità”
Albert Einstein

Ho conosciuto Giovanni, in Studio, in un pomeriggio di settembre.

La scuola era appena ricominciata ma i suoi genitori avevano ben altri pensieri.

A casa era stato recapitato un corposo plico, che raccontava di quando, una mattina di aprile durante la prima superiore, sul piazzale antistante il liceo, il loro Giovanni aveva pensato di difendere l’onore della sorella scagliando il vocabolario di latino addosso ad Alberto, ex ragazzo di Giulia.

Il malcapitato, purtroppo, ne era uscito riportando una lesione al ginocchio, che gli era costata una piccola operazione chirurgica.

Lesione personale aggravata ai danni di Alberto e procedimento penale a carico di Giovanni.

Sgomento e preoccupazione in famiglia.

Nessuno riusciva a spiegarsi come fosse potuto accadere che il mite Giovanni dovesse affrontare giudici e tribunali, compromettendo, forse per sempre, il suo futuro.

Ma il Tribunale per i Minorenni aveva in serbo un programma per Giovanni.

Il nostro ordinamento, difatti, contrariamente a quanto si immagini, più che alla punizione tende alla rieducazione, con il chiaro intento di restituire alla società un cittadino migliore, più consapevole dei propri sbagli e dei limiti da non valicare.

E questo, a maggior ragione quando si occupa di minori. La procedura penale minorile si differenzia da quella ordinaria per la sua spiccata salvaguardia della condizione del minore, della sua ri-educazione e del suo re-inserimento.

Sospensione del processo con Messa alla Prova

Uno degli strumenti attraverso il quale il nostro ordinamento attua le esigenze rieducative del minore è rappresentato dall’istituto della cosiddetta Messa alla prova. Attraverso questo particolare rito, si cerca di rispondere ad una duplice esigenza: da un lato tendere alla ri-educazione del minore e, dall’altro, tenerlo quanto più possibile lontano dal sistema giudiziario.

La Messa alla prova consta, essenzialmente, di due fasi: una fase giudiziale – avanti il Tribunale per i Minorenni – in composizione collegiale “mista” – ed una fase extra-giudiziale – nella quale il minore, concretamente, si mette al servizio della collettività, sotto la tutela e la guida dei servizi sociali minorili. In entrambe le fasi l’attore principale, il nucleo attorno al quale ruota l’interesse delle parti è, costantemente, il minore.

Fase giudiziale

Nella fase giudiziale il Tribunale per i minorenni, a fronte della richiesta di ammissione alla messa alla prova, ne vaglierà l’esistenza dei presupposti applicativi. In caso positivo procederà ad acquisire il consenso del minore a procedere in tale direzione.

Fase extra-giudiziale

Una volta che il Collegio si sia espresso favorevolmente quanto ai presupposti applicativi ed abbia acquisito il consenso del minore, incaricherà gli assistenti sociali minorili di redigere un progetto di intervento (o programma di trattamento) d’accordo con un Ente locale disponibile ad accogliere il minore per lo svolgimento delle attività.

Il progetto specifica:

  • modalità di coinvolgimento del minorenne, del suo nucleo famigliare e del suo ambiente di vita;
  • impegni specifici che il minorenne assume e modalità di partecipazione al progetto;
  • modalità di attuazione dirette a riparare le conseguenze del danno e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa.

Esito della messa alla prova

Nel caso in cui il minore incontrasse delle difficoltà o perdesse la motivazione, troverà al suo fianco il proprio avvocato e gli assistenti sociali minorili, i quali lo aiuteranno a rimanere concentrato ed a riprendere con impegno il cammino intrapreso.

All’esito del programma di Messa alla prova, l’Ente presso il quale il minore ha prestato il proprio impegno, relazionerà i servizi sociali minorili ed entrambi renderanno al Tribunale un parere circa l’esito del programma medesimo.

Qualora gli obiettivi prefissati siano stati raggiunti, si giungerà al cosiddetto esito positivo della messa alla prova. Il Collegio giudicante, quindi, visto il buon esito del programma, pronuncerà l’estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova: con tale pronuncia il minore non riporterà alcun precedente penale e si affaccerà alla vita adulta senza un pesante fardello.

Giovanni, in un sabato pomeriggio di settembre, si è messo al servizio di un piccolo istituto che si occupa di riabilitazione motoria, in qualità di volontario.

Ha ottenuto una relazione positiva e la conseguente estinzione del procedimento penale iscritto a suo carico.

Pare, inoltre, che stia seriamente valutando l’iscrizione al corso di laurea in fisioterapia.

Avvocato Daria Bissoli, Partner Agoràpro, Diritto penale - Minori, Famiglie, Persone - Foro di Treviso
Avvocato Daria Bissoli,
Diritto penale – Minori, Famiglie, Persone
Servizio Agoràpro collegato a questo articolo:
Minori – Assistenza e Difesa

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