La scelta della scuola superiore: un lavoro di squadra

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Arrivati all’inizio della terza media, ogni famiglia avverte il peso e la responsabilità della scelta della scuola superiore per i propri figli. Da questo momento cominciano le domande di amici, parenti, conoscenti: “Allora, hai scelto?”, “Cosa andrai a Fare?”. Per poi lanciarsi, i più baldanzosi, in ipotesi e strategie: “Io ti vedrei bene avvocato quindi ti consiglio il Classico”, “Per me tu sei fatto per costruire ponti per cui per adesso ti suggerisco uno Scientifico” e via su questo canovaccio.

Il tema è importante e merita una attenzione mirata e consapevole.

Questa scelta rappresenta la prima scelta importante che ogni ragazzo è chiamato a compiere, una scelta che segnerà un pezzettino di strada di quella persona.

Fino alla terza media il percorso “scuola” è lineare. Le scelte vengono fatte dai genitori, rispetto all’istituto tutto è regolato e autogestito dalle figure genitoriali con buona pace di tutti.

La scelta dell’istituto superiore cambia questo equilibrio. Intervengono in prima battuta l’interessato, i genitori, eventuali fratelli, poi i professori delle medie inferiori, quindi i parenti e un po’ tutti.

Ma chi, tra tutti, ha diritto a dire la sua?

Ovviamente la prima parola spetta all’interessato.

Il ragazzo deve sentirsi libero di esprimere la propria preferenza ma anche la propria indecisione, la difficoltà, il bisogno di ulteriori elementi di conoscenza per poter scegliere.

Da quello che il ragazzo esprime, si attiverà tra genitori e scuola un cordone che fornirà indicazioni, visite agli istituti, informazioni ulteriori, fino alla scelta che spetta sempre all’interessato.

E se si arriva a gennaio ancora con un “Non so cosa scegliere”?

Il processo di orientamento scolastico è un processo decisionale che permette di gestire diverse possibilità. In questo ambito, il ruolo del genitore è quello di osservare il figlio ed esplorare insieme a lui le opportunità a cui può andare incontro. Un genitore, per la conoscenza che ha del proprio figlio, lo può aiutare a tenere insieme più aspetti di sé e più informazioni da prendere in considerazione durante la scelta.

Il primo passo è prendere atto di come il proprio figlio valuta, si orienta e sceglie nella propria quotidianità.

Quando mangiate la pizza, ordina sicuro? È abitudinario? Cerca consensi? Si lascia condizionare da quello che prendono gli altri? Tutte queste domande vi portano a considerare se vostro figlio segue i propri gusti, se si permette di cambiare e quindi conoscere altre situazioni oppure se ha necessità di essere supportato ed indirizzato nella sua scelta.

È nella quotidianità che il genitore può aiutare il figlio a scegliere, permettendogli una autonomia di scelta, aiutandolo a considerare rischi e benefici ma lasciandogli lo spazio di sperimentazione

Questo spazio deve essere accogliente, comprensivo, empatico.  Il ragazzo ha bisogno di sentirsi validato nella sua indecisione e non accusato di non saper scegliere. Non perdete la calma, non portate esempi di come “Io quella volta non avevo dubbi!” perché, nel caso, la vostra è solo una sfumatura possibile di come può essere tale situazione. Vostro figlio ha bisogno di più tempo e più elementi di conoscenza.

Terzo passo: considerate le passioni di vostro figlio tanto quanto le abilità.

Se vostro figlio esprime una grande passione verso una materia dove non sembra molto portato, permettetegli di sperimentare. La passione rappresenta una spinta che permette ai ragazzi di superare le difficoltà e, ancor più, di sognare.

In fondo, il desiderio di ogni genitore è che il figlio si diverta a scuola, sentendola rispondente ai propri interessi.

Avete ancora dubbi sulla scelta?

In Agoràpro potete trovare esperti professionisti che vi aiuteranno nel processo decisionale.

Anna Visentin partner Agoràpro
Anna Visentin
Psicologa Clinica e Forense, Psicoterapeuta
Servizio Agoràpro collegato a questo articolo: Consulenza psicologica

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