L’infanzia prepara sempre alla vita adulta

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Finita la quarta superiore, ho svolto la mia esperienza di PCTO (nuovo nome utilizzato per l’“alternanza scuola-lavoro”) presso il Network di professionisti Agoràpro. Ho avuto dunque la possibilità di approfondire il tema dei diritti dell’infanzia, un argomento sul quale non mi ero mai soffermata a riflettere e forse non ne avevo mai capito davvero l’importanza.

Quando si parla di diritti dei minori, si pensa, per esempio, al diritto all’educazione o al diritto al gioco… In realtà vi sono moltissimi altri aspetti di eguale importanza che, almeno io, non avevo mai preso in considerazione.

Leggendo i fascicoli e facendo alcune ricerche assegnatemi, mi ha colpito un diritto molto importante: quello dei bambini di non essere coinvolti nei conflitti tra i genitori.

Il contenuto di questo diritto mi ha riportato alla mente un avvenimento che stava ormai sbiadendo, risalente alla mia infanzia.

Nella mia classe della scuola materna vi era una bambina con genitori separati, irrequieta, che rovesciava qualsiasi cosa le si ponesse davanti, e gridava sempre. Spesso mi raccontava, utilizzando un linguaggio alquanto volgare, quanto disprezzasse suo papà.

In quei momenti non capivo il motivo di tutta quella rabbia nei confronti di un solo genitore. Oggi, leggendo varie fonti e approfondendo l’argomento “diritto del fanciullo”, ho realizzato che probabilmente non si trattava di un suo pensiero, ma di parole della madre che venivano ripetute davanti a lei.

Questo ricordo ha fatto emergere in me le stesse sensazioni provate allora nel sentire quei racconti: turbamento e dispiacere nei confronti di quella bambina che, in realtà, era rimasta vittima dei contrasti dei suoi genitori. 

Sicuramente non è stata e non sarà l’unica bambina a subire il complicato periodo della separazione di mamma e papà, quindi mi sono chiesta: come si può evitare una tale situazione?     

La Carta dei dritti dei figli nella separazione dei genitori

Non vi è un manuale di comportamento per questi avvenimenti, però ho piacevolmente scoperto che è stata elaborata la Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori, realizzata dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, un organo italiano che ha il compito di partecipare ai lavori e ai progetti di varie organizzazioni per la tutela e la promozione dei diritti dei minori.

Non si tratta di un documento legislativo ufficiale, ma di una Carta che ha lo scopo di rendere consapevoli adolescenti e bambini durante la fase complicata della separazione: anche loro hanno diritto ad essere ascoltati e ad esprimere i propri sentimenti liberamente. E per far sì che venga utilizzata dai più giovani, la Carta è stata scritta adoperando un linguaggio snello e fruibile.

Gli articoli si concentrano maggiormente sugli aspetti emotivi rispetto a quelli giuridici. Qui ne cito alcuni, quelli che più mi hanno colpita in maniera positiva: il fanciullo ha il diritto di manifestare amore senza paura di ferire o di offendere un genitore, ha il diritto di mostrare i propri sentimenti, ha il diritto di non essere messaggero tra i genitori, infine ha il diritto di ricevere spiegazioni chiare riguardo le circostanze che si stanno evolvendo attorno a lui (rispettivamente articoli 1, 4, 5, 10). Questa Carta insiste dunque più volte sull’importanza della sfera emotiva dei bambini e ci sottolinea quanto sia fondamentale preservarla per la loro crescita.

Inoltre, ho constatato che in passato, durante la separazione, i minori non avevano la possibilità di essere ascoltati e venivano considerati dei soggetti passivi. Ad oggi, per fortuna, non è più così: nel momento della ridefinizione dei rapporti familiari, il bambino gioca un ruolo fondamentale.

L’ascolto del minore è divenuto un obbligo del giudice e concretizza il diritto dei bambini nel partecipare e avere informazioni corrette inerenti al processo che li riguarda, per non ampliare ulteriormente il disagio che stanno vivendo. Per tale scopo, nei tribunali devono essere allestite apposite aule (previsto dall’art. 38 bis Disp. Att. Codice Civile) per i colloqui per tutti i fanciulli di età superiore ai dodici anni. Qualora al di sotto della suddetta età, il bambino deve possedere capacità di discernimento per essere ascoltato (art. 315 bis Codice Civile).

La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (New York, 1989)

La Carta sopraccitata è stata realizzata prendendo spunto dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza approvata all’unanimità il 20 novembre 1989 dall’Assemblea delle Nazioni Unite e ratificata da ben 196 Stati, ad eccezione degli Stati Uniti, che trovano un ostacolo nell’art.37: “Nessun bambino o adolescente deve essere sottoposto a tortura, a punizioni crudeli, alla pena di morte o all’ergastolo […]”. Questo, vietando la pena di morte, entra in contrasto con la legislazione di molti stati americani che ancora oggi mantengono questa pratica abominevole. Tutto ciò implica che se da una parte gli USA proclamano formalmente i diritti del bambino, dall’altra non ne garantiscono l’attuazione sul proprio territorio.

Nonostante questa eccezione, è il trattato con il più alto numero di ratifiche in materia di diritti umani.

Proprio da qui si è sviluppata l’idea moderna di ‘fanciullo’ (persona di età inferiore ai diciotto anni ai sensi dell’art.1 della Convenzione), il quale deve essere tutelato maggiormente e al quale deve essere conferita la stessa dignità di ogni altro membro della famiglia, unità fondamentale della nostra società. Per questo è stata realizzata la Convenzione di New York: per assicurare una crescita a tutti i bambini e adolescenti in un clima di felicità, amore e comprensione.

C’è ancora molta strada da fare

Avendo da poco compiuto diciotto anni, un periodo ancora così delicato della vita, posso affermare per esperienza che bisogna trascorrere il proprio tempo dedicandosi alla scuola, agli amici, allo sport, con tutta la leggerezza possibile, e non sperimentare quel mondo così complicato e macchinoso degli adulti.

Per questo sono rimasta piacevolmente sorpresa nell’apprendere come gli Stati si siano impegnati nel ratificare la Convenzione ONU. Tuttavia, molte nazioni che attualmente sono in guerra o che si trovano in condizioni di estrema povertà non stanno rispettando i diritti dei fanciulli. E anche se sono stati aggiunti due protocolli facoltativi per tutelare queste particolari circostanze, vi è ancora molto lavoro da fare per promuovere e far rispettare i diritti di tutti i bambini nel mondo.

Anche in Italia, da quello che ho potuto approfondire, nonostante i diritti fondamentali siano garantiti, accade che non venga ancora dato il giusto spazio all’ascolto e alle emozioni dei bambini.

A livello giurisdizionale si tende ancora a vedere l’obbligo all’ascolto come un atto formale e a considerare i bambini come “piccoli” che non possono esprimere una propria opinione. Io penso invece che si debba prestare attenzione a come si sentono e alle loro esigenze, per far sì che crescano in ambienti dove possano esprimersi ed essere tenuti nella considerazione che meritano, potendo vivere un’infanzia che li preparerà al meglio alla vita adulta.

Scritto da Martina Vettoretti
Studentessa del Liceo Classico “Primo Levi” di Montebelluna (TV)
con la supervisione dell’avv. Maria Novella Galizia

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