Mantenimento del figlio maggiorenne: la Corte d’Appello di Venezia conferma i presupposti sostanziali e processuali

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Aggiornamento all’articolo: news del 16/10/2020

La Corte d’Appello di Venezia, con decreto di data 13.5.2020, ha confermato la giurisprudenza del Tribunale di Treviso in tema di mantenimento del figlio maggiorenne.   

La cessazione dell’obbligo di mantenimento del figlio a carico, infatti, richiede la sussistenza di alcuni presupposti sia sostanziali che, nel caso di “scontro” giudiziale, processuali.

I presupposti sostanziali

Sui requisiti sostanziali, qui meglio analizzati, la Corte Veneziana ha ribadito l’orientamento della Corte di Cassazione (sent. n. 12952 del 22.6.2016) applicato anche dal Tribunale di Treviso.

Per la cessazione del mantenimento, il figlio deve aver raggiunto entrambi i seguenti traguardi:
– la maggiore età;
– l’indipendenza economica o, in sua assenza, un sufficiente grado di capacità lavorativa per cui il mancato raggiungimento dell’indipendenza economica sia la conseguenza di un atteggiamento di inerzia o di un ingiustificato rifiuto di svolgere un’attività lavorativa. 

I presupposti processuali

La Corte d’Appello si è soffermata ulteriormente sui presupposti processuali per l’accoglimento della domanda di revoca del mantenimento, ed in particolare sull’onere probatorio, chiarendo a quale parte processuale (ed in che modo) spetti provare, in giudizio, la sussistenza o meno dei requisiti sostanziali sopra sintetizzati.

Infatti, ai fini della decisione del Giudice, non riuscire a dare prova della sussistenza di determinati presupposti può tradursi, processualmente, nella loro inesistenza.

La Corte d’Appello, con il Decreto del 13.5.2020 (consultabile solo dopo essersi registrati al sito dal pulsante “registrati” in alto a destra), sulla scorta della sentenza n. 19696 del 22.7.2019 della Corte di Cassazione, chiarisce che è il genitore che chiede di non pagare più il mantenimento a dover provare che esistano i requisiti per la cessazione del relativo obbligo.

Se, da un lato, può essere relativamente “semplice” offrire la prova della raggiunta indipendenza economica del figlio (ad esempio attraverso la documentazione attestante i redditi da lui percepiti), molto più difficile si rivela provare la sua inerzia nella ricerca di un’occupazione o il suo rifiuto ingiustificato di svolgere attività lavorative.

Per tale motivo, la Corte d’Appello precisa che la prova del raggiungimento di un sufficiente grado di capacità lavorativa da parte del figlio può essere ricavata anche in via presuntiva.

In parole semplici, il genitore che chiede la cessazione del mantenimento del figlio, per assolvere al suo onere probatorio processuale, potrebbe fornire la prova del fatto che egli ha acquisito una formazione completa e che esiste un mercato del lavoro in cui detta formazione è spendibile. Dalla prova di queste circostanze di fatto, il Giudice può presumere che il figlio è “inerte” nella ricerca di un lavoro o che rifiuta le offerte che gli vengono proposte, e che pertanto sussistono i presupposti per la cessazione dell’obbligo di mantenimento.

A questo punto, tuttavia, il figlio maggiorenne (o il genitore che percepisce il contributo per il suo mantenimento) ha il diritto di fornire la prova contraria. Questa può consistere, ad esempio, nella prova del fatto che, pur avendo completato il percorso formativo, egli non riesca ad ottenere una sufficiente remunerazione della propria capacità lavorativa, per fattori estranei alla sua responsabilità.

Anche nel caso della prova contraria, verranno valutati comunque una serie di fattori concomitanti quali, ad esempio, il tempo trascorso dal completamento della formazione, l’età raggiunta e comunque tutte le circostanze concrete che incidano sul tenore di vita del figlio e che di fatto lo rendano non più dipendente dal contributo dei genitori.

Dunque, come agire?

Nel caso concreto la Corte Veneziana ha rigettato il reclamo proposto dal genitore che chiedeva la cessazione del mantenimento poiché, tra gli altri motivi inerenti i requisiti sostanziali, in giudizio non era stata data, neppure in via presuntiva, la prova della maturata indipendenza economica del figlio né del suo ingresso effettivo nel mondo del lavoro.

L’altro genitore, invece, sin dal primo grado di giudizio, aveva offerto la prova del modesto ammontare delle retribuzioni percepite dal figlio e della precarietà delle occupazioni da lui svolte, circostanze che escludevano comunque sia l’inerzia che il rifiuto delle occasioni lavorative.

Dunque, un’accurata analisi dei presupposti sostanziali nel caso concreto per la sopravvivenza o la cessazione dell’obbligo di mantenimento è senz’altro necessaria, ma a volte non sufficiente per un’adeguata difesa delle proprie ragioni.

Ad essa va accompagnata una altrettanto scrupolosa valutazione dei mezzi di prova disponibili, che permetta di predisporre un’adeguata istruttoria che valorizzi gli elementi ed i presupposti per l’accoglimento della domanda, sia quest’ultima volta a confermare il mantenimento o a farne dichiarare la cessazione.

Avvocato Maria Novella Galizia Diritto di Famiglia, delle persone e delle successioni
Avv.
Maria Novella Galizia

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