Avvocato, quanto mi costi?

Se vuoi sapere quanto ti costa rivolgerti all’avvocato, chiediglielo. Ti risponderà.

LinkedInFacebookWhatsAppEmail

Tra i timori più diffusi che ostacolano l’approccio da parte della persona allo studio legale, vi è quello dell’ammontare della parcella.

Alle volte si rinuncia ad andare dall’avvocato per paura dei costi, senza neppure sapere a quanto ammontano.

Tuttavia, non far valere le proprie ragioni o non chiedere un parere legale prima di compiere certi passi, può avere un costo molto più alto di quanto si immagini. Capita spesso, infatti, che il cliente si rivolga allo studio solo dopo aver intrapreso qualche iniziativa in proprio che, purtroppo, in mancanza di conoscenze giuridiche, rischia poi di compromettere l’intera strategia difensiva dell’avvocato. 

Al di là del vecchio adagio “chi più spende meno spende”, quindi, voglio qui fare un po’ di chiarezza sulle regole che ruotano intorno alla parcella dell’avvocato.

La libertà tariffaria ed i suoi corollari

È fondamentale sapere che, oggi, per gli avvocati vige la libertà tariffaria.

Nel 2006, infatti, è iniziata una graduale (e non sempre lineare) modifica del vecchio sistema tariffario, risalente al 1933, che ha portato alla definitiva abolizione, nel 2012, delle tariffe obbligatorie fino allora vigenti.

Il mancato rispetto delle vecchie tariffe di legge esponeva l’avvocato a sanzioni disciplinari che venivano irrogate allora dall’Ordine di appartenenza, sia nel caso in cui la parcella fosse superiore alle tariffe massime previste dalla legge, sia nel caso in cui essa fosse inferiore alle tariffe minime.

A seguito delle riforme iniziate con il D.L. n. 223/2006, poi convertito con la legge 248/2006, si è giunti, nel 2012, ad una piena libertà tariffaria: ogni avvocato è libero di applicare i compensi che ritiene adeguati alla prestazione professionale svolta.

La liberalizzazione delle tariffe, necessaria per adeguarsi ai principi dell’Unione Europea, è stata accompagnata da altri due importanti corollari:      
– l’introduzione dei “parametri tariffari”;     
– l’obbligo per l’avvocato di fornire il preventivo.

I parametri tariffari sono delle tariffe stabilite dalla legge che si applicano tutte le volte in cui sia necessario determinare il compenso dell’avvocato al di fuori del meccanismo “conferimento dell’incarico – preventivo accettato”. Ciò accade, ad esempio, quando alla fine della causa il giudice liquida le spese legali a carico della controparte soccombente.

I meccanismi previsti dalla normativa sui parametri tariffari sono particolarmente complicati per i “non addetti ai lavori”.

In questa occasione, però, mi soffermerò sul secondo importante corollario che accompagna la libertà tariffaria, cioè l’obbligo per l’avvocato di fornire il preventivo al cliente.

L’obbligo per l’avvocato di fornire il preventivo

Libertà tariffaria non può significare una parcella “a sorpresa” per il cliente. Essa deve invece essere accompagnata dalla trasparenza dello studio legale in merito al compenso richiesto per l’incarico conferito.

Dopo una serie di modifiche legislative, dunque, vige oggi l’obbligo dell’avvocato di fornire un preventivo scritto, indipendentemente dalla richiesta che ne faccia il cliente.

In particolare, l’avvocato è “tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l’incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale” (art. 13, comma 5, L. n. 247/2012, come modificato dall’art. 1, comma 141, lett. d), della L. n. 124/2017).

Il principio di fondo applicato è chiaramente quello della trasparenza e della fiducia che deve intercorrere tra cliente e avvocato.

Essendo la trasparenza un caposaldo del mio modo di lavorare, mi preme precisare che la redazione di un preventivo, spesso, si rivela più complicata di quanto possa sembrare.

Si pensi, ad esempio, all’incarico di assistere un cliente in una trattativa: a parte l’esperienza maturata in questioni analoghe, è sempre molto difficile prevedere il costo complessivo della prestazione. Non è possibile, soprattutto “al momento del conferimento dell’incarico”, prevedere quante telefonate, incontri, e-mail e confronti saranno necessari (non solo con la controparte, ma anche con il cliente) prima che l’incarico si concluda.

Se per l’avvocato è comprensibile che il cliente voglia sapere quanto potrà spendere complessivamente, altrettanto comprensibile dovrà essere, per il cliente, che il preventivo, soprattutto per certi incarichi, non potrà che essere “di massima”. Ciò accadrà, probabilmente, ogni qualvolta lo svolgimento dell’incarico non dipenda solo dall’avvocato, ma anche dalle controparti, dai magistrati, dai consulenti tecnici, ma anche dai cambiamenti di prospettiva dello stesso cliente, ecc.

Per questo motivo, nel sottoporre il preventivo al cliente, l’avvocato farà presente che i costi e i compensi potrebbero diminuire oppure aumentare, qualora l’incarico richieda rispettivamente attività in numero inferiore e più semplici o ulteriori e più complesse, non prevedibili all’inizio.

Qualora ciò accada, il cliente riceverà immediatamente la relativa comunicazione e, di volta in volta, potrà decidere se prestare il consenso alle variazioni, sapendo, però, che il mancato consenso potrebbe portare alla rinuncia del mandato da parte dell’avvocato. E ciò non perché l’avvocato voglia “essere pagato di più”, ma perché l’attività ulteriore, che il cliente non vuole pagare, è invece necessaria per portare a termine correttamente l’incarico.  

Quando il preventivo scritto non è obbligatorio

L’obbligo del preventivo scritto non si applica in tutti quei casi in cui l’avvocato rende immediatamente la sua prestazione che contestualmente si esaurisce, o quando la natura stessa della prestazione legale rende impossibile assolvere anche al dovere di informativa.

Rientrano in questi casi:
– la consulenza resa verbalmente contestualmente alla richiesta, in un unico colloquio
– la difesa e l’interrogatorio in carcere al momento dell’arresto;         
– il procedimento per direttissima;     
– la redazione di atti particolarmente urgenti.

Altro caso in cui la redazione del preventivo non è necessaria, è quello in cui la parte, non abbiente, ha diritto al beneficio del patrocinio a spese dello Stato (più comunemente detto anche “gratuito patrocinio”.

Come chiedere il preventivo all’avvocato

Il preventivo fornito dall’avvocato consente di sapere, prima di affidarsi a lui, quanto si spenderà, quantomeno in linea di massima.

Il preventivo potrà essere redatto con diverse modalità, a seconda del sistema tariffario adottato dallo studio legale, ma anche della tipologia di incarico che verrà conferito.

Non abbiate timore, dunque, di rivolgervi all’avvocato per paura della parcella.

Già in occasione del primo contatto, infatti, potrete senz’altro chiedere quanto costerà un primo colloquio e valutare se investire o meno quel denaro per evitarvi molte beghe future.

Se, all’esito del colloquio, emergerà la necessità di approfondire, intervenire, agire o studiare particolarmente il caso, l’avvocato sarà sicuramente disponibile a sottoporvi il relativo preventivo.

Avvocato Maria Novella Galizia Diritto di Famiglia, delle Persone e delle Successioni, coFounder Agoràpro
Avvocato Maria Novella Galizia
Diritto di Famiglia, delle Persone e delle Successioni
Agoràpro - Rubrica-il-mondo-dellavvocato e le sue regole - Avv. Daria Bissoli - Il Gratuito Patrocinio Penale
05/04/22 – Avv. Daria Bissoli
Se non posso pagare l’avvocato?
La fiducia reciproca nel rapporto con l’avvocato. di avv. Galizia, Agoràpro
09/11/20 – Avv. Maria Novella Galizia
La fiducia reciproca nel rapporto con l’avvocato
Agoràpro - Avv. Galizia - Rubrica Il Mondo dell'avvocato e le sue regole - La corrispondenza riservata e personale
05/05/20 – Avv. Maria Novella Galizia
La corrispondenza riservata e personale

Per ricevere periodicamente le nostre news nella tua casella e-mail,
iscriviti alla newsletter Agoràpro.

LinkedInFacebookWhatsAppEmail